Perché insegnare ancora religione

Perché insegnare ancora religione

Mese di pubblicazione: 01 settembre 2021
Edizione n°: 1
Collana: SANPAOLO

Trent’anni fa vide la luce la Nota Cei «Insegnare Religione Cattolica oggi». Questo documento è, ad oggi, l’unico testo magisteriale che la Chiesa italiana ha dedicato all’Insegnamento e agli insegnanti di Religione. Da allora molte cose sono cambiate, sia a livello sociale che civile e religioso nel nostro Paese. Paradossalmente, però, se all’inizio degli anni ’90 sembrava che l’Insegnamento della religione cattolica dovesse morire lentamente ma inesorabilmente, oggi la situazione appare ben diversa: la docenza, nei suoi vari ordini e gradi, si è stabilizzata su numeri standard e la figura del docente Irc ha ritrovato una sua accoglienza e posizione precisa e apprezzata all’interno del corpo degli insegnanti. Che cosa è cambiato dagli anni della critica pesante all’Insegnamento della religione? Quali sono gli elementi che hanno permesso di rivalutarlo? Quali sono ancora oggi i punti critici e, soprattutto, quali sono le prospettive, sia nell’ambito interecclesiale che in quello civile? Cicatelli e Raspi, esperti riconosciuti nell’ambito della formazione degli insegnanti, ci propongono qui un cammino che è tutt’altro che una celebrazione: è piuttosto una disamina che tutti i docenti dovrebbero leggere, approfondire e utilizzare come occasione per un dibattito.

«Va ricordato che oggi la scuola è la più grande “parrocchia” della Chiesa Italiana. Qui i docenti incontrano un gran numero di ragazzi, molti dei quali non vivono più attivamente la loro appartenenza ecclesiale».

Luca Raspi